
Enrico Bondi, commissario governativo per i tagli alla spesa (Credits: Roberto Monaldo/LaPresse)
Abbonamenti alla telefonia fissa a meno di 10 euro al mese, chiamate sui cellulari a circa 5 centesimi al minuto e spese per i buoni pasto inferiori del 13% rispetto ai prezzi di mercato. Sono gli esempi di alcune tariffe che gli enti pubblici (compresi quelli locali come i Comuni e le Asl) dovranno probabilmente pagare, senza sforamenti, non appena partirà il piano di spending review, la revisione di alcuni capitoli di spesa dello stato, che avrà come supervisore il commissario straordinario Enrico Bondi.
Su oltre 4 miliardi di euro di risparmi in programma per il 2012, il governo vuole recuperarne almeno la metà tenendo a bada una voce di costo: quella per le forniture di beni e servizi, che pesa sui conti dello stato per oltre 135 miliardi di euro all’anno. Per determinare i tagli, un ruolo importante sarà svolto dalla Consip (Concessionaria Servizi Informativi Pubblici), una sigla che in pochi oggi forse conoscono, se non per una recente polemica relativa a un contestatissimo acquisto di auto blu.
Si tratta di una società per azioni esistente dal 1997 che è controllata per intero dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e guidata da due manager pubblici con una lunga esperienza alle spalle. Il primo è il presidente Francesco Ferrara, calabrese, classe 1954, ex-dirigente delle Ferrovie dello Stato, dell’Agenzia delle Entrate e dei Monopoli. L’altro è l’amministratore delegato Domenico Casalino, torinese, 50 anni, volontario della Croce Rossa dal 1977, esperto di sistemi informativi ed ex-manager del Tesoro.
IL RUOLO DELLA CONSIP. Oggi, la concessionaria guidata da Ferrara e Casalino ha il compito di stipulare con le aziende fornitrici della Pubblica Amministrazione (Pa) delle apposite convenzioni per l’acquisto di beni e servizi, dopo aver espletato una gara d’appalto. In particolare, la Consip non stabilisce la quantità della merce che la Pa deve comprare ma si limita soltanto a determinare il prezzo più conveniente (in rapporto anche della qualità dei beni) dopo aver valutato le offerte delle imprese.
Ogni volta che un ministero o un ente dello stato centrale ha bisogno di una fornitura, dalla semplice carta per le fotocopie sino agli arredi per l’ufficio, può dunque rivolgersi a un’ azienda che ha vinto le gare e comprare i beni alle condizioni vantaggiose stabilite dalla Consip, in modo da evitare le spese gonfiate.
Negli anni passati, per esempio, la concessionaria del ministero ha stipulato delle convenzioni con alcune importanti compagnie telefoniche come Fastweb o Tim, con il colosso dell’informatica Hp oppure con il gruppo della ristorazione Day Ristoservice, per l’assegnazione di buoni pasto ai dipendenti pubblici a un prezzo di oltre il 13% inferiore ai valori di listino.
ENTI LOCALI SOTTO LA LENTE. Le tariffe agevolate stabilite dalla Consip, almeno sulla carta, già oggi consentono dunque alla Pubblica Amministrazione di ottenere dei risparmi consistenti sulle forniture. Queste modalità di acquisto riguardano attualmente soltanto gli enti che dipendono direttamente dalle amministrazioni centali dello stato, cioè dai ministeri.
Con l’avvio della spending review, è in arrivo però una novità importante: presto anche gli enti locali come i Comuni o le Asl perderanno parte della propria autonomia di spesa e dovranno effettuare i propri acquisti di beni o servizi rivolgendosi ai fornitori convenzionati o, almeno, tenere conto dei prezzi della Consip, evitando così le spese pazze.
In caso contrario, scatterà la tagliola di Bondi che richiamerà all’ordine gli enti pubblici territoriali troppo disinvolti, imponendo loro di eliminare gli scostamenti individuati. Se le amministrazioni non si adegueranno, lo stesso Bondi passerà alle vie di fatto, inviando un commissario governativo con il compito di risanare la situazione.
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