La guerra tra valute minaccia la ripresa economica internazionale

Fonte: Panorama - Economia
Credits: Ap Photo/Matthias Rietschel

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Il Financial Times sente che una guerra è nell’aria, e molto probabilmente ha ragione: anche se la rimozione delle asimmetrie nei mercati valutari non basterebbe a risolvere i problemi di crescita che caratterizzano una buona parte dell’Occidente, se Cina, Giappone e Stati Uniti non troveranno un accordo sul dilemma della svalutazione/rivalutazione delle rispettive valute, un conflitto ‘monetario’ potrebbe rivelarsi controproducente per tutti gli attori coinvolti.

Purtroppo, però, la tendenza a manipolare il valore delle divise nazionali è diventata la nuova arma con cui i governi cercano di favorire i propri interessi economici. Tanto che negli ultimi mesi non sono stati solo Cina e Giappone a svalutare la propria moneta, ma hanno fatto la stessa cosa anche Svizzera, Colombia, Corea del Sud, Taiwan, Israele e tanti altri.

Non stupisce osservare che in un momento di crisi alimentato da un crollo generalizzato delle esportazioni, i singoli paesi scelgano di aiutare l’industria nazionale svalutando. Ma il problema è che un deprezzamento a catena può diventare estremamente dannoso per gli equilibri economici del pianeta.

La comunità internazionale punta il dito conto Pechino, accusata di mantenere troppo basso il valore dello Yuan. La Cina è un grande paese, detiene circa 2.500 miliardi di dollari di riserve valutarie e continua ad essere il più grande esportatore del mondo, in grado di spiazzare, complice la valuta deprezzata, le produzioni di molte altre nazioni sui mercati internazionali. Ma anche la svalutazione dello Yen decisa da Tokyo ha reso il dollaro più forte e, di conseguenza, meno competitive le esportazioni americane. Per non parlare dell’eccesso di liquidità sui mercati, che il Nobel Joseph Stiglitz teme possa creare il caos sia in Oriente che in Occidente. 

Di questi argomenti discuteranno sicuramente domani a Washington i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi membri del Fondo Monetario Internazionale in occasione del meeting annuale dell’organizzazione. Nella consapevolezza che nessuna soluzione potrà essere trovata fino a quando i governi non smetteranno di affidarsi alla svalutazione per concedere un po’ di respiro alle economie nazionali.

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