redditi

Se la felicità è tagliare l’Imu

Fonte: Il Fatto Quotidiano

L’idea di eliminare l’Imu sulla prima casa suscita molti entusiasmi. Ma è una tesi populista. Perché bisognerebbe indicare con chiarezza dove trovare le risorse per recuperare il gettito perduto. O quali spese si intendono tagliare. E queste somme non potrebbero avere utilizzi più proficui?

di (Fonte: lavoce.info, 24 Aprile 2013)

Tutti i nemici dell’Imu

Nessun voto finora

Crollano i redditi e i consumi, Rete imprese: “Indietro di 27 anni”

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Gli effetti della crisi continuano a farsi sentire. L’ultimo allarme lo lancia Rete imprese Italia, che in uno studio evidenzia come i redditi nel 2013 scenderanno ulteriormente, assestandosi a un livello pari a quello di 27 anni fa. Secondo l’analisi di Rete Imprese Italia il dato scenderà a meno di 17mila euro: 16.955 euro contro i 17.337 euro dello scorso anno. Tra il 2011, quando il reddito disponibile era di 18.216 euro, e il 2012 il calo era stato del 4,8%. Nel 2007, anno di inizio della crisi, il reddito disponibile reale era di 19.515 euro.

In picchiata anche i consumi reali pro capite che, secondo lo stesso studio, nel 2013 caleranno ancora dell’1,4% e scenderanno ai livelli di 15 anni fa. Lo scorso anno il calo era stato del 4,4% rispetto al 2011: 15.920 euro a testa contro i 16.654 euro dei dodici mesi precedenti. Per il 2013 la spesa si dovrebbe attestare a 15.695 euro a testa.

Nessun voto finora

Competitività, sicuri che dipenda dai salari?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Si è soliti utilizzare l’indicatore del costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) per dar conto della posizione della competitività di un’economia rispetto alle sue rivali. L’aumento o la diminuzione, sempre in relazione a ciò che succede ai suoi competitori, rivelerebbe un guadagno o una perdita di competitività. I paragrafi che seguono vogliono svelare che tanto la costruzione del suddetto indicatore come l’interpretazione che si ottiene dai valori che ne derivano risultano meno scontati di quello che sembra a prima vista. Precisiamo per cominciare, anche se non indugiamo su questo tema, per non sviare il filo conduttore del nostro ragionamento, che il costo del lavoro per unità di prodotto inserisce il dibattito della competitività e delle misure della politica economica che gli corrispondono nel terreno dei prezzi, come se l’evoluzione di questi fosse il nodo gordiano che determina la posizione esterna delle economie.

Nessun voto finora
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Modello Unico 2013: pronta la bozza ufficiale

Fonte: Fisco e Tributi

Pronta la bozza della dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2012, modello che andrà consegnato in via telematica entro il 30 settembre 2013. Vediamo quali sono le modifiche più rilevanti del suddetto modello.

Introdotto un nuovo tipo di “reddito diverso” per dichiarare l’eventuale guadagno derivante dalla differenza tra valore di mercato e corrispettivo annuo per la concessione gin godimento dei beni societari ai soci o ai familiari dell’imprenditore (ad esempio auto o appartamento). In questo caso occorrerà compilare il rigo R10 del modello Unico Pf 2013. Gli acconti Irpef del 2013 saranno sempre dovuti nella misura del 99 % del rigo differenza del quadro RN di unico, in virtù della scadenza del termine per fruire delle agevolazioni previste dal Dpcm del 21/11/2011 con la quale l’acconto irpef è stato ridotto all’82 % dell’irpef dovuta (68 % nel caso si fruisca della cedolare secca).

Nessun voto finora

Bankitalia, nel 2012 famiglie ancora più povere. Il reddito cala più del 2,5%

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La crisi economica rende le famiglie italiane finanziariamente più vulnerabili e il 2012 è il quinto anno consecutivo di riduzione del reddito reale (che dal 2008 al 2011 era già sceso del 5%). Secondo i dati di un’indagine biennale di Bankitalia, resi noti dal vicedirettore generale Salvatore Rossi, nel 2010 il 3,6% delle famiglie italiane (poco meno di 900 mila nuclei) era gravata da un servizio del debito superiore al 30% del loro reddito. Tra queste le famiglie definite “vulnerabili”, cioè quelle del primo e del secondo quartile di reddito, erano pari all’1,4% del totale delle famiglie, le prime, e all’1%, le seconde (circa 350 mila e 250 mila nuclei rispettivamente). Secondo Rossi quest’anno “si profila una diminuzione anche più marcata di quella, del 2,5%, avutasi in occasione della recessione del 2009″.

Nessun voto finora

Redditest, incoerente sarà lei!

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Sarà coperta da privacy la nostra simulazione del Redditest, da ieri scaricabile on line sul sito dell’Agenzia delle Entrate? Sembra di sì, anche se, che strano, una volta compilato non si può più cambiare il reddito dichiarato all’inizio, se non facendo una nuova scheda. Speriamo bene. Ci vogliono dieci minuti, un po’ di più se si vuole una precisione all’ultimo euro.

Basta scrivere prima il reddito, lordo, poi tutte le spese che ti vengono richieste. Case, macchine, vacanze, eventuali cavalli, spese mediche, scuole, assicurazioni, contributi, colf, spese per ex-mogli, gioielli, pay-tv, sembra esserci proprio tutto. I vestiti no, però, perché? Le donne ricche non interessano a Befera? Peccato, perché io ne compro proprio pochi, mi avrebbe aiutato. Compilo il Redditest, e alla fine…giuro di non essere un evasore, e se lo fossi certo non scriverei questo post, eppure il responso al mio compitino è “INCOERENTE”, bollino rosso.

Nessun voto finora
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Evasione fiscale: il redditometro dello stivale

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Fra le discutibili misure fiscali, il redditometro ha lo scopo dichiarato di combattere l’evasione ma rischia di essere una vessazione per tanti virtuosi. In primo luogo, indurrà una spontanea riduzione delle donazioni alle Onlus, donazioni che considera come indicatore di benessere economico, e poi mostrerà una realtà falsata, come si può capire considerando il caso di tre famiglie tipo.

Gli Spenderelli, impiegati di medio livello, ogni mattina fanno colazione al bar: 20 euro. Poi comprano tre riviste e tre pacchetti di sigarette: altri 20 euro. Continuando con questa impostazione anche per altre spese, in sé modeste, spendono 20-30.000 euro che però, essendo frammentate, il fisco non vedrà mai. Vedrà anzi una famiglia che, non mettendo mai da parte nulla, non farà spese eclatanti e non potrà mandare i figli all’università.

Nessun voto finora

Irpef, cosa cambia

Fonte: Panorama - Economia

Economia

Nessun voto finora

Più tasse per i ricchi, meno tagli alla spesa pubblica!

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Va dato atto a La  Stampa di aver pubblicato un riferimento, sabato 25 agosto, a uno studio effettuato nell’ambito del Fondo monetario internazionale che va decisamente controcorrente. Da tale studio si evince infatti, in termini crudamente matematici, che “per ogni euro di taglio alla spesa se ne perdono, nel primo anno, tra 1,6  e 2,6 di prodotto interno lordo, mentre per ogni euro di aumento delle tasse se ne sacrificano molti meno, tra o,16 e 0,35″. Pertanto, anche assumendo come riferimento il più classico e per molti versi discutibile dei parametri economici, cioè il pil, la conclusione, secondo i tre studiosi, Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina, è che “bisognerebbe dare priorità agli aumenti delle tasse” e in particolare  ”se gli aggiustamenti avvengono durante periodi di recessione e prediligono riduzioni della spesa pubblica e degli investimenti, dovrebbero essere graduali e morbide e accompagnati da aumenti delle tasse, dato che, se l’aggiustamento è basato “più sugli incrementi delle tasse che sui tagli della spesa, ed è graduale, il debito cala di più e l’effetto sull’economia è meno negativo”.

Nessun voto finora

Milioni di euro per i manager di Stato. Ecco i redditi 2010

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il bollettino di Palazzo Chigi sui redditi dei dirigenti di alcuni enti pubblici, anticipato ieri dal Fatto, rivela continue sorprese. Prendiamo il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: nel 2010 non era ancora a palazzo Marino ed essendo uno dei più noti avvocati d’Italia dichiarava 897.695 euro (nell’elenco è citato in quanto presidente della Fondazione Teatro alla Scala, dunque di fatto manager pubblico). Il presidente delle Ferrovie dello Stato Lamberto Cardia, che proprio nel 2010 ha lasciato la Consob per un incarico simbolico ma redditizio, aveva un reddito da 483.885 euro. Ma tra i manager che ruotano attorno alle Fs certi redditi sono la norma, basti citare Fabio Battaggia, che amministra Grandi Stazioni (la società che gestisce i principali scali ferroviari): due anni fa ha guadagnato 856.212 euro. Si ferma a qualche centinaia di euro in meno Nando Pasquali, amministratore delegato del Gestore del servizio elettrico (intermediatore di tutti gli incentivi all’energia rinnovabile): 587.803 euro dichiarati nel 2010. Oggi è in scadenza, il ministro Corrado Passera vorrebbe sostituirlo ma ancora non ci sè riuscito.

Nessun voto finora

Business Time