È stato Dario Prunotto, recentemente nominato presidente di AIPB, ad aprire la conferenza stampa del 4 Ottobre 2010, dedicata al consueto punto della situazione sul Private Banking in Italia, anticipando così i contenuti della sesta edizione del forum annuale sul private banking che si terrà nella giornata del 5 Ottobre 2010. Il neo presidente ha tracciato il profilo del cliente tipo, ovvero privati o nuclei familiari dotati di patrimoni rilevanti, soprattutto imprenditori: il 39% delle masse gestite dal Private Banking appartiene a imprenditori, spesso non di prima generazione, che hanno patrimonio medio finanziario pari a 3,55 milioni di Euro e un’età media pari a 60 anni.
Secondo l’ultima stima AIPB sul mercato potenziale, in Italia le famiglie Private sono oltre 600.000 di cui quasi il 70% rientra nella fascia patrimoniale compresa tra i 500.000 e 1mln di Euro, percentuale che sale al 95% se si considerano come soglia patrimoniale 5mln di Euro. E in termini di volumi la fascia compresa tra i 500.000 e 5mln di Euro rappresenta quasi il 70% della ricchezza Private in Italia.
Questi dati confermano come il contesto domestico si caratterizzi per una clientela Private distribuita in fasce patrimoniali più basse rispetto a quella europea.
Nel complesso, i clienti private hanno affrontato adeguatamente la crisi: nei momenti peggiori hanno saputo valutare correttamente la situazione, avvalendosi della consulenza del proprio banker, senza cedere all’emotività. Il valore stimato dei loro portafogli è infatti oggi in linea con i valori pre-crisi del 2007.
La clientela private è costituita in buona misura da imprenditori e professionisti, che oggi percepiscono il rischio in modo diverso e più esteso. Prediligono portafogli diversificati ma contenenti prodotti non particolarmente sofisticati, di cui ritengono di poter valutare la rischiosità.
Naturalmente continuano a detenere una componente azionaria, ma alle elevate performance preferiscono la tutela del capitale nel lungo periodo, allo scopo di poter preservare la ricchezza per le generazioni future o in favore dell’impresa di famiglia. «Nessuno degli intervistati parla direttamente di prodotti – conclude Prunotto – ponendo invece al centro dell’attenzione la qualità della relazione con il proprio referente e con la Banca».
Il Segretario generale di AIPB, Bruno Zanaboni, invece ha presentato i risultati delle Private Bank italiane, sottolineando come nel periodo più profondo della crisi finanziaria mondiale, abbiano perso solo il 6% del valore degli asset in gestione, contro il 14,2% di quelle nordamericane e il 16,1% della media degli istituti europei on-shore. La ripresa invece è stata agli stessi livelli di Nord America ed Europa.
Secondo la ricerca AIPB-Prometeia “La stima del mercato potenziale Private in Italia”, il valore della ricchezza Private nel 2010 ha superato i livelli pre-crisi e di fatto si può sostenere che a oggi abbia raggiunto il livello più alto di sempre, ovvero 896 miliardi di Euro, contro gli 869mld del 2009 (+3,2%) e gli 891mld del 2007. Anche il valore del patrimonio affidato a strutture Private è salito, e oggi ammonta a 391mld di Euro. Ben oltre la metà del potenziale Private nazionale è concentrato al Nord, soprattutto in Lombardia.
Successivamente, Maurizio Paparone, Vicepresidente della commissione Private Insurance di AIPB, ha evidenziato i risultati emersi dall’indagine effettuata sulla clientela Private in termini di “paure e timori”, andando così a individuare i principali servizi richiesti attraverso il Private Insurance. La paura di perdere il capitale resta ovviamente sempre al primo posto anche se c’è stato un lieve calo rispetto all’anno passato. Sono invece cresciute considerevolmente le preoccupazioni relative al sostegno di importanti spese sanitarie e ai rischi connessi alla propria attività professionale. Anche nel 2010, così come nel 2009, si sta notando una crescita del patrimonio finanziario delle famiglie private sostenuta prevalentemente da un bisogno di protezione che si riflette in un consistente aumento dei prodotti assicurativi in portafoglio. La raccolta assicurativa vita distribuita dalle strutture di Private Banking, è aumenta nel corso del 2009 del 19%, portandosi ad una valore di quasi 28 miliardi di euro di stock. Le polizze tradizionali continuano a rappresentare il driver della produzione 2010. Permane una fortissima propensione della domanda verso prodotti orientati alla sicurezza dell’investimento.
Infine, Andrea Viganò, Commissione Mercati Finanziari di AIPB, ha offerto uno sguardo all’industria del risparmio gestito a livello mondiale: tutta l’industria oggi vale 53 trilioni di Dollari ma le previsioni parlano del raggiungimento di quota 70trl di Dollari entro il 2014.
Dopo il calo registrato nel 2008, la ricchezza mondiale Private è tornata a crescere e nel 2009 ha raggiunto i 39trl di Dollari, trainata soprattutto da Asia e Nord America. L’Europa, cresciuta meno rispetto alla media, ha raggiunto i 9,5trl di Dollari, perdendo di fatto una posizione nella classifica mondiale, passando da 2° a 3° mercato in termini di asstets, a favore dell’Asia che ha raggiunto quota 9,7trl di Dollari.
La quota parte di investimenti azionari e nel reddito fisso è tornata a crescere dopo la caduta del 2008, rappresentando a fine 2009 il 60% del totale degli attivi finanziari Private. La capitalizzazione globale è cresciuta del 47,1% nel corso del 2009 a 47,9trl di Dollari, dopo il calo nel 2008: la crescita maggiore si è avuta nei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) dove la capitalizzazione è più che raddoppiata.
Dario Prunotto ha quindi concluso proponendo le sfide che il Private Banking dovrà affrontare: «Il Private Banking dovrà accompagnare il cliente nel nuovo contesto dei mercati, valorizzando le nuove opportunità e proteggendolo dai rischi emergenti. All’interno del settore dovrà quindi evolvere la proposta di valore, riconoscendo l’eterogeneità della base di clientela e approntando modelli di servizio coerenti e sostenibili nel lungo periodo».
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