Il commercio delle armi si conferma un ottimo business e se crisi c’è stata il mercato non se ne è accorto. Secondo i dati dello Stockholm international peace institute (Sipri), think tank svedese specialista del settore, nel 2010 le cento più grandi aziende produttrici di armi del mondo, escluse quelle cinesi, hanno incassato 411,1 miliardi di dollari dalla vendita di materiale bellico e servizi associati, l’1% in più dell’anno prima.
Un ritmo di crescita certamente inferiore al +8% registrato nel 2009, ma che rappresenta comunque un incremento di oltre il 60% rispetto al 2002.”Fino ad oggi c’è stato un impatto moderato della crisi sul settore” spiega Susan Jackson, capo dell’Arm production project dell’istituto svedese, e non è detto che con i piani di austerità adottati da alcuni le cose cambino: “Un fattore importante nell’esaminare i tagli alle spese militari è considerare cosa viene tagliato nei bilanci. Per esempio, sono spese correnti? Approvvigionamento di armi? Solo una parte di queste spese, e quindi di questi tagli, hanno un impatto diretto sul settore industriale bellico”.