La descrizione di ciò che è avvenuto nel mega-summit di Arcore, sette ore di discussione intensa e laboriosa fra i migliori cervelli disponibili al governo di questo Paese, è buon materiale per una ricostruzione di vecchio varietà, come la celebre gag del gatto che assiste alla furibonda lite di due amanti ed è persuaso che l’uno stia incolpando l’altro di avere dimenticato di comprare la trippa.
Ciò che è avvenuto invece è la distruzione, non si sa quanto cosciente, ma certo accurata, di ciò che forse era rimasto della credibilità e rispettabilità italiana. Come in un incubo è avvenuto tutto ciò che un mago menagramo poteva prevedere per l’Italia: una serie di cancellazioni e di aggiunte fatte con confusione, concitazione, e senza alcuna logica, da mani diverse, deformata persino rispetto al prima, inventando ciò che non si poteva fare e dimenticando dei pezzi, tipo cinque miliardi di euro che non si trovano nella somma finale.