marzo 2010

Il prezzo delle bombole del gas era truccato: maxi-multe dell'Antitrust

Fonte: Soldiblog

Almeno per dieci anni (dal 1995 al 2005) i consumatori italiani hanno pagato – a causa di un accordo di cartello tra tre dei principali operatori del settore – prezzi troppo elevati per il GPL in bombole e in piccoli serbatoi. Adesso, l’Antitrust ha scoperto il gioco e ha comminato pesanti sanzioni a due aziende (Butangas e Liquigas); la terza parte in causa, Eni, si è salvata dai provvedimenti dell’Autorità Garante perché ha collaborato alle indagini.

La sentenza
Ritenendole colpevoli di un’intesa restrittiva della concorrenza, l’Antitrust ha sanzionato Butangas e Liquigas, rispettivamente, per 4.888.121 e 17.142.188 di euro. L’accordo tra le due aziende, di cui sarebbe stata parte anche l’Eni, avrebbe portato tra il 1995 e il 2005 a “variazioni dei listini dei prezzi al pubblico del GPL in bombole e in piccoli serbatoi su tutto il territorio nazionale, con effetti negativi sui consumatori finali”. Secondo quanto appurato dall’Autorità Garante, gli accordi tra le tre società venivano stretti nel corso di incontri tra i dirigenti di vertice (amministratore delegato o responsabile del settore GPL).

L’indagine
L’Antitrust aveva iniziato a interessarsi al settore del gas avviando un’indagine in Sardegna, relativamente a una supposta intesa restrittiva della concorrenza nell’isola sarda sui prezzi GPL messa in atto da Butangas, Liquigas, Eni, Fiamma 2000, Sardagas e Ultragas Tirrena. Dall’attività istruttoria, in quel caso, non era emerso niente, ma a margine dell’inchiesta era arrivata (il 31 ottobre 2008) la denuncia con cui l’Eni palesava l’esistenza di un cartello su scala nazionale che influenzava, di rimando, anche l’andamento del mercato del GPL in Sardegna. Negli accertamenti successivi alla denuncia dell’Eni, l’Autorità Garante ha accertato che gli amministratori delle tre società si incontravano in maniera regolare per determinare l’aumento dei prezzi. Dall’analisi delle variazioni di prezzo applicate è emersa dunque con piena evidenza l’esistenza del cartello: ognuna delle tre società modificava i listini nella stessa misura e con un’analoga tempistica. In questo modo Butangas, Eni e Liquigas allineavano i propri listini variandoli in maniera indipendente dall’andamento del costo della materia prima.

Il destino diverso dell’Eni
All’azienda del cane a sei zampe, tuttavia, l’Antitrust non ha comminato alcuna sanzione, riconoscendole il trattamento favorevole che spetta a chi collabora alle indagine dell’Autorità. Tuttavia, nelle sentenze con cui si è arrivati all’effettiva messa al bando del cartello è scritto a chiare lettere che anche l’Eni, per dieci lunghi anni, ha ingannato i consumatori.




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A 40 anni la crisi fa meno paura

Fonte: Soldiblog

L’anno passato è stato molto negativo sotto il profilo dell’occupazione: per la prima volta dal 1995 gli occupati nel nostro Paese sono diminuiti, facendo crescere, di conseguenza, il tasso di disoccupazione ai livelli più elevati da quando è svoltato il millennio. Superato il primo periodo di sconforto, però, tra la gente rimasta senza lavoro c’è chi ha saputo reagire meglio degli altri.

Dati pessimi
Le ultime rilevazioni Istat relative al 2009 hanno registrato un tasso di disoccupazione annuo pari al 7,8%, il più alto dal 2001 a questa parte. In termini assoluti, l’anno scorso gli occupati sono diminuiti di 380mila unità rispetto al 2008. Complessivamente, dunque, in Italia i disoccupati sono 2 milioni e 145mila.

I sommersi…
Analizzando i dati in chiave geografica, si nota una maggiore sofferenza nelle regioni meridionali del Paese, dove hanno perso il lavoro 193mila persone (-3%). Al Nord, invece, sono stati lasciati a casa in 161mila (-1,7%). Il licenziato tipo è uomo (-2% il loro tasso di occupazione, rispetto al -1,1% delle donne), italiano (-527mila in termini assoluti contro i 147mila lavoratori stranieri in più) e precario piuttosto che dipendente (211mila posti persi sui 380mila totali sono di collaboratori a progetto).

… e i salvati
Tra i tanti che si sono trovati in difficoltà nel 2009 c’è chi ha saputo rispondere al momento di crisi in maniera più brillante. Secondo le rilevazioni Istat, i quarantenni sono quelli che sono riusciti a ritrovare un lavoro più rapidamente. Conducendo uno studio su un campione di 397414 persone che percepivano il sussidio di disoccupazione a partire da gennaio 2009, l’Istituto nazionale di Statistica ha scoperto che il 55% dei disoccupati ha trovato un nuovo lavoro come dipendente (nel 27% dei casi entro tre mesi). La migliore risposta alla crisi l’hanno fornita le persone di età compresa tra i 40 e i 49 anni: tra di loro, la percentuale di reimpiego è stata pari al 58%. Maggiore la sofferenza per gli over 50, che hanno trovato un nuovo lavoro nel 46,8% dei casi.




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California: sgravi fiscali per la produzione di tecnologia verde

Fonte: Fisco e Tributi

schwartz_270x269È una firma dagli importanti risvolti fiscali quella del governatore della California, Arnold Schwarzenegger, alla legge approvata ieri dallo stato americano; in effetti, in base a tale testo normativo, verranno introdotte nuove esenzioni fiscali, appositamente ideate per quelle compagnie che provvederanno ad acquistare energia rinnovabile o altra tecnologia “pulita” nell’ambito dei loro programmi di produzione. Si tratta di una misura fondamentale e che fa parte di una serie di proposte del governatore di origine austriaca, il quale è fortemente intenzionato a creare oltre 100.000 nuovi posti di lavoro, grazie proprio a queste tecnologie. I crediti tributari in questione, secondo le parole dello stesso Schwarzenegger, saranno in grado di espandere l’industria a tecnologia verde della California e di dare spazio a nuovi impieghi e imprese a basso impatto ambientale; partendo dalle energie rinnovabili, si tenta dunque di risollevare le sorti dell’intera economia federale.

 

Tra l’altro, è stato anche promesso che gli sgravi fiscali non avranno alcun costo ingente sul reddito statale, anzi essi saranno un fattore determinate del suo potenziamento, attirando l’attenzione di un numero molto alto di compagnie attive nella produzione di tecnologia pulita in California (il numero stimato attualmente dall’ufficio del governatore è pari a 10.000 unità). Si tratta, dunque, di uno stato governato dal Partito Repubblicano, ma che prende spunto dalla politica del presidente Barack Obama e dal suo forte interesse per le nuove energie.

 

Il mercato delle energie rinnovabili è in crescita, così come le compagnie del settore e la California, con le sue aggressive politiche di riduzione delle emissioni di gas, è divenuta uno dei principali mercati al mondo per quel che riguarda lo sfruttamento dell’energia solare e delle sue potenzialità. Le società attive nello stato americano si occupano anche di biocarburanti, di produzione di vetture elettriche e di altri tipi di tecnologie “verdi”. La lotta ai cambiamenti climatici è cominciata nel 2006 e, anche grazie a queste novità fiscali, si guarda al 2020 come all’anno del pieno utilizzo delle rinnovabili.

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Evasione fiscale internazionale: blitz Entrate su case oltreconfine

Fonte: Fisco e Tributi

case-oltreconfineNell’ambito delle azioni programmate di lotta e di contrasto all’evasione fiscale internazionale, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto in data odierna, mercoledì 24 marzo 2010, d’aver ora spostato la propria attenzione su quei contribuenti italiani che possiedono case oltreconfine. In particolare, stavolta il Fisco ha fatto tappa in Gran Bretagna ed in Costa Azzurra, tra loft e ville, bussando alla porta dei proprietari attraverso il recapito nelle rispettive cassette dela posta di ben seimila lettere ad altrettanti contribuenti che sono stati scovati dagli 007 dell’Agenzia delle Entrate in quanto possessori di immobili che non sono stati dichiarati. I controlli al riguardo non solo sono diventati più fitti e stringenti, ma a valere sull’anno 2009, e quindi in Unico 2010 c’è ora l’obbligo, nell’ambito delle nuove regole relative al monitoraggio fiscale, di dichiarazione degli immobili detenuti all’estero nell’apposito modulo RW del modello anche se questi non producono reddito in quanto non sono stati oggetto di vendita o di locazione.

Le lettere ai seimila contribuenti italiani sono state così inoltrate sia per informare loro delle nuove regole in vigore da quest’anno, a valere sulla presentazione di Unico 2010, sia per invitarli a regolarizzare le loro posizioni nel caso fossero stati commessi al riguardo degli illeciti negli anni precedenti. I contribuenti interessati alla campagna antievasione sulle case oltreconfine sono quelli che nel 2008 possedevano immobili in Gran Bretagna, e nel 2005 in Francia, ovverosia nel dipartimento delle Alpi Marittime in cui rientra la costa Azzurra.

In ogni caso, l’Agenzia delle Entrate sottolinea con una nota come quei contribuenti che fino all’anno 2008 hanno tenuto gli immobili a disposizione in Paesi come la Francia o il Regno Unito non devono sanare la propria posizione. Ma da quest’anno, pur tuttavia, anche se gli immobili all’estero dei contribuenti italiani non producono alcun reddito di fonte estera ma imponibile in Italia, questi devono essere  sempre e comunque indicati nel modulo RW di Unico 2010.

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Lottomatica: su Gratta e Vinci probabilmente è solo un "stop and go"

Fonte: finanzablog

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Chissà cosa pensano a Novara della lotta per la presidenza di Generali. Chissà se preferiscono Geronzi o Bernheim o qualche altro manager. Di certo la B&D Holding di Marco Drago e Sapa (così si chiama la scatola che controlla il 59,7% di Lottomatica e tutto l’impero De Agostini compresa l’investment company DeA Capital) segue da vicino l’evolversi di questa battaglia di potere.

Il gruppo guidato da Marco Drago ha sempre sottolineato che il 2,68% di Generali in portafoglio (una quota superiore a quella di Francesco Gaetano Caltagirone) è legato alle vecchie operazioni sulla Toro ed è comunque un investimento finanziario: la presenza di Generali e Mediobanca con una quota complessiva del 16% del capitale nella compagine azionaria di Lottomatica non passa tuttavia inosservata. I legami con il “salotto buono” sono insomma forti e le pressioni piemontesi su Trieste e Piazzetta Cuccia potrebbero sentirsi.

Ieri il direttore generale di Lottomatica Roberto Ascoli ha appoggiato le nuove regole per il gioco on line: d’altra parte si tratta di una ratifica europea di provvedimenti che in Italia trovano già da tempo un mercato dei giochi on line estremamente liberalizzato. Lottomatica, poi, ricava solo pochi milioni di euro dal business dei giochi on line e realizza gran parte del proprio fatturato miliardario con il Lotto o il Gratta e Vinci.

Ha tutt’altro peso, infatti, il settore delle lotterie istantanee. È appena stata pubblicata la decisione del Consiglio di Stato che ha bocciato una precedente sentenza del Tar che aveva annullato la gara. In pratica il rischio di un nuovo bando rimane elevato, anche se è assai probabile che la nuova competizione mantenga sostanzialmente criteri simili alla vecchia e che la gara di Lottomatica verso la riconferma ai top del Gratta e Vinci continui: rallentati sì, frenati no insomma.

I ricorsi contro il gruppo sono stati accolti solo per quel che riguarda un punto secondario e quindi è possibile che, se i Monopoli di Stato decideranno di indire una nuova gara, riproporranno criteri simili ai precedenti che in pratica si risolveranno in un’altra vittoria di Lottomatica. D’altra parte l’impegno richiesto dal bando è eccessivo per gli altri operatori anche considerando finanziamenti e alleanze esterne, sembra dunque che le cose non siano destinate a cambiare troppo.




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La cartella Equitalia diventa più semplice

Fonte: Soldiblog

Il succo del messaggio trasmesso resterà sempre quello: c’è qualche pendenza da pagare, ma l’aspetto e la struttura della cartella di pagamento di Equitalia cambieranno.

Innovazioni sulla strada della semplificazione
Il restyling dell’aspetto della cartella esattoriale è stato deciso sabato scorso, con la firma posta dal direttore dell’Agenzia delle Entrate sotto un provvedimento che prescrive l’adozione obbligatoria del nuovo modello per tutte le pratiche affidate agli agenti di riscossione dopo il 30 settembre 2010. La finalità delle innovazioni è rendere i documenti più facili da leggere e da capire, con meno pagine da sfogliare, spiegazioni dettagliati, una grafica meno arzigogolata e avvertenze confezionate di volta in volta a misura del contribuente.

Una mediazione che porta novità

Il maquillage delle cartelle è il frutto del confronto tra Equitalia e le associazioni dei consumatori aderenti al tavolo del Cncu (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti). In base alle indicazioni emerse dal dialogo, si è deciso che aspetto dovranno avere le prossime cartelle. Le novità più rilevanti consistono in migliorie grafiche e contenutistiche.

Principali novità
Il frontespizio sarà più ricco e leggibile, offrendo – già in apertura – uno sguardo d’insieme sulla situazione debitoria del contribuente (in un prospetto, saranno indicate le somme da versare, gli enti creditori, le modalità di pagamento, nonché il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella entro cui si deve “saldare” il debito). Avrà una nuova veste grafica anche la sezione “Dettaglio degli importi dovuti”, in cui viene descritta specificatamente ogni singola iscrizione a ruolo elencata nella consueta area dedicata agli addebiti. A livello di contenuti, inoltre, la nuova cartella fornirà indicazioni più precise al contribuente, comprese nozioni relative alla possibilità di accedere alla rateazione del pagamento, che verranno comprese nella nuova sezione “Dilazioni di pagamento”. Particolare attenzione, poi, sarà riservata alle avvertenze, differenziandole sulla base delle somme iscritte a ruolo. In tale modo si intende chiarire in maniera più precisa cosa si chiede al destinatario della cartella e come questo debba comportarsi nel caso ritenga di essere vittima di un errore. La cartella, infine, riserverà rilevanti novità anche in coda, vedendo la comparsa della nuova sezione “Informazioni utili”, in cui saranno comprese tutte le spiegazioni su spese di notifica, compensi di riscossione, interessi, somme aggiuntive, con tanto di riferimenti normativi.




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9000 euro all'anno per un figlio

Fonte: Soldiblog

Un figlio non è per tutti. In tutto il mondo ci sono famiglie che economicamente non possono permettersi di crescere un figlio, ma in Italia il fenomeno pare avere una particolare rilevanza. Questo è quanto emerge dalla ricerca “Il costo dei figli. Quale welfare per le famiglie”, realizzata dal Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf).


Quanto costa allargare la famiglia

Secondo i dati raccolti, nel nostro Paese, le spese mensili per il mantenimento di un figlio di età compresa tra 0 e 5 anni (se si considerano solo i beni indispensabili) sono in media di 317 euro (ovvero 3800 euro su base annuale), pesando per il 35,3% sulla spesa familiare complessiva. Quando il bambino cresce – e aumentano le sue pretese e i suoi bisogni – crescono anche i costi di mantenimento: in questo caso, le spese possono arrivare anche a 798 euro al mese (ossia 9576 euro all’anno). Costi simili, ovviamente, incidono in maniera diversa sul bilancio familiare a seconda delle potenzialità economiche dei diversi nuclei familiari. Se chi ha maggiori disponibilità economiche è portato a spendere di più per i propri pargoletti (fino all’83% in più), nel nostro Paese c’è anche chi, dovendo crescere un figlio, non riesce a mantenere uno standard di vita adeguato a quello che conduceva in precedenza. Si legge, infatti, nella ricerca: “Quando nella famiglia sono presenti almeno 3 figli l’incidenza di povertà assoluta è doppia (8%) rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane e tripla rispetto a quella stimata per le coppie con 1 solo figlio (2,6%)”.

Come è stata svolta l’indagine e le preoccupazioni
La ricerca che ha messo in luce questi preoccupanti risultati è stata condotta dal Cisf esaminando le risposte ottenute con 4mila interviste su un campione statisticamente rappresentativo della società italiana. Alla conclusione del lavoro, il Centro Internazionale Studi Famiglia esprime preoccupazione per la situazione italiana su due fronti: in primo luogo perché il costo della vita nel nostro Paese penalizza pesantemente le famiglie che hanno più figli e perché lo Stato sembra non accorgersi delle difficoltà. Segnala il Cisf: “la spesa sociale per famiglia e bambini in Italia è all’1,1% del Pil (dati 2005), rispetto al 2,5% della Francia e il 3,2% della Germania”.




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Ubi Banca: l'utile vola ma diverse sfide attendono ancora il management

Fonte: finanzablog

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Lavori in corso a Piazza Vittorio Veneto. Nella sede bergamasca del gruppo Ubi Banca si lavora alacremente al futuro di una delle prime banche italiane e qualche risultato al mercato lo si regala già. L’utile netto del gruppo ha infatti registrato una vera e propria impennata dai 69 milioni di euro del 2008 ai 270,1 milioni di euro di fine 2009.

Sicuramente diversi elementi congiunturali e, per così dire, sistemici influenzano fortemente questi dati, ma è innegabile che un risultato del genere non può che apparire lusinghiero, anche se le diverse operazioni straordinarie compiute dal gruppo rendono di non immediata lettura l’andamento del core business.

Il conto economico della banca guidata da Victor Massiah rivela diverse cose. Il margine di interesse ha subito, come in tutte le banche, il pesante effetto delle attuali condizioni dei mercati e dei tassi d’interesse particolarmente bassi registrando una flessione da 2,99 a 2,49 miliardi di euro. Crescono invece le commissioni nette che passano da 1,18 a 1,13 miliardi di euro.

Nel calcolo del margine di intermediazione della banca si nota che i dividendi e proventi assimilabili sono scesi da 71 a 10,6 milioni di euro: su questo dato pesa come un macigno il venir meno di 55,1 milioni di euro di cedole usualmente elargite da Intesa Sanpaolo. Nella banca guidata da Corrado Passera il gruppo Ubi Banca vanta una partecipazione dell’1,2% che, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe essere messo in vendita nel medio periodo. È un po’ buffo notare che se la concorrente fosse andata meglio e avesse premiato gli azionisti il risultato sul conto economico di Ubi Banca si sarebbe visto.

Va notato che i proventi operativi del gruppo si avvantaggiano di un buon risultato della finanza (risultato netto di negoziazione, copertura, di cessione/riacquisto di attività/passività finanziarie e delle attività/passività valutate al fair value) che nel 2008 era negativo per 242,3 milioni di euro a fine 2009 è positivo per 126,8 milioni di euro.

Come dire che il recupero dei listini azionari si vede, sebbene questi risultati finanziari di Ubi si avvantaggino di 60,5 milioni lordi di plusvalenza ottenuta con l’ops sulle preferred shares e sui titoli lower tier II dello scorso anno. Altre plusvalenze da 37,4 milioni di euro sono derivano dalla cessione del portafoglio attività finanziarie detenute fino a scadenza ritenuto non più strategico. Al riguardo fa bene anche il riapprezzamento del titolo Intesa Sanpaolo.

Fa molto bene anche la gestione assicurativa della banca che si avvantaggia dell’alleanza con Fortis-Bnp Paribas: il risultato della gestione assicurativa triplica a 31 milioni di euro, ma dal prossimo anno la cessione del 50%+1 di Ubi Assicurazioni Danni al partner strategico comporterà il deconsolidamento di queste attività e un apporto solo “pro quota” agli utili. Entro quest’anno la banca conta di perfezionare la partnership con RBC-Dexia nelle attività di Banca Depositaria.

Le manovre più attente sono però rivolte al consolidamento patrimoniale dell’istituto. A fine 2009 il gruppo registra un core tier I ratio al 7,43% (7,09% a fine 2008) e i coefficienti patrimoniali potrebbero guadagnare altri 70 punti base in caso di conversione del prestito convertibile emesso nel luglio 2009 e realizzabile a partire dal gennaio 2011. Per migliorare la qualità del proprio patrimonio il gruppo ha anche lanciato un’ops sugli strumenti ibridi e lower tier II in circolazione.

D’altra parte una adeguata patrimonializzazione e un corretto bilanciamento tra fonti di raccolta e impiego appare necessaria in questo momento. Non solo crescono gli impieghi dell’1,7% a 98 miliardi di euro, ma si attendono criteri di patrimonializzazione più rigidi da Basilea. Senza considerare che la crisi dell’economia reale si sente come si vede dalla crescita delle rettifiche nette di valore per deterioramento dei crediti che passano da 566,2 milioni a 865,2 milioni di euro con un costo del credito che passa dallo 0,59 allo 0,88 per cento. Da sola Burani con la svalutazione di 56,5 milioni di euro che ha comportato alza il costo del credito dallo 0,83 allo 0,88 per cento.

Il peggio in Borsa sembra passato, ma moltissimi prestiti alle imprese sono ancora a rischio e nel frattempo Ubi Banca preferisce attrezzarsi patrimonialmente per ogni evenienza. La ripresa nel 2010 appare ancora al gruppo molto lenta, ma una certa azione di contenimento dei costi già avviata in passato e destinata a continuare dovrebbe permettere di sfruttare al meglio quello che la congiuntura offrirà. Su questo una forte concentrazione sul contatto con i clienti è già in atto come dimostra il progetto Ascolto che prevede 150 mila interviste in un anno per tastare il polso della base clienti e altre iniziative di potenziamento dell’acquisizione clienti.




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Investire nei fondi immobiliari non sempre è sicuro

Un anno da dimenticare. Dei 23 fondi chiusi immobiliari quotati a Piazza Affari, 14 hanno chiuso il 2009 con i conti in rosso. Hanno pesato – come si apprende nel caso del rendiconto del fondo Bnl Portfolio immobiliare che ha archiviato un passivo di 39,6 milioni di euro- le minusvalenze immobiliari non realizzate, derivanti dalla valutazione effettuata dagli esperti indipendenti degli immobili. Perdite significative anche per il fondo First Atlantic 1 che ha “bruciato” 32,9 milioni di euro nell’ultimo esercizio.Del resto, sarebbe risultato strano il contrario in un anno, il 2009, in cui il settore immobiliare in Italia ha subito cali su tutti i fronti. Secondo Nomisma i valori delle case, degli uffici e dei negozi, nelle 13 grandi aree urbane monitorate, sono scesi rispettivamente del 4,1%, 3,9% e 3,2%. Lo stesso anno in cui la Consob ha avviatoun’indagine conoscitiva sull’operato dei valutatori indipendenti finiti sotto i riflettori dopo un lungo periodo in sordina.
Spingendosi in là di qualche trimestre le cose non dovrebbero migliorare. Secondo Nomisma
nelle grandi città il calo dei prezzi degli immobili (e dei canoni) dovrebbe proseguire nel 2010 e per buona parte del 2011. Cosa c’è da aspettarsi quindi sui conti dei fondi immobiliari? è ancora una fase delicata. Il peggio è passato ed il mercato ha ritrovato dei punti di stabilità. Ma la ripresa non ci sarà prima di 24 mesi e comunque sarà selettiva. Da Fimit fanno sapere che il mercato immobiliare attraversa ancora una fase difficile. Per Investire immobiliare lo stock di qualità medio-bassa sta condizionando il mercato delle transazioni.
Allo stesso tempo, se poi si guardano i prezzi di Borsa, lo sconto sul Nav resta consistente, in media del 33%, e quindi potenzialmente allettante per un investimento nel medio-lungo periodo. Anche se – come suggerisce un’analisi della società di consulenza
Norisk – per una corretta valutazione di un fondo immobiliare lo sconto sul Nav andrebbe ponderato con il valore dell’indebitamento perché le oscillazioni dei prezzi degli immobili tendono ad amplificare quelle del Nav, quando è presente molto debito: nel bene e nel male. In pratica, chi investe in un fondo molto indebitato ha una minore protezione contro eventuali future svalutazioni degli immobili. Per questo motivo Norisk ha calcolato un parametro che misurala variazione sostenibile del valore degli immobili (ponderata con l’indebitamento,si veda la colonna “variazione sostenibile patrimonio immobiliare” nella tabella) sotto la quale l’investimento in un fondo immobiliare risulta più rischioso. Se si pondera infatti il Nav (che può oscillare) con l’indebitamento (che va rimborsato in toto) si può avere una misura di quanto possano scendere i prezzi degli immobili fino a pareggiare il valore di Borsa.
A livello operativo ovviamente minore è la durata residua del fondo maggiore sarà la protezione offerta dalla variazione sostenibile. Valori inferiori al 20%implicano un’analisi approfondita degli immobili in portafoglio, per valori superiori al 40% il margine di tranquillità è decisamente superiore. Secondo l’analisi, quindi, ci sono alcuni fondi che possono “resistere” meglio di altri a eventuali nuove correzioni dei prezzi degli immobiliari. Tra questi il più virtuoso è al momento “UniCredit Immobiliare 1″ di Torre Sgr che ha un indebitamento complessivo inferiore alla cassa da 12 milioni di euro e agli investimenti in titoli di Stato, e può così “permettersi” una svalutazione del portafoglio immobiliare del 54%, prima che questo scenda al di sotto dell’attuale prezzo di Borsa. Al contrario ci sono fondi, come ad esempio Delta e Vegagest, che hanno meno cuscinetto a causa del consistente indebitamento.

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Extrabanca: la banca parla straniero

Fonte: Soldiblog

Gli immigrati sono una parte crescente della popolazione italiana, contraddistinta – per altro – da grande vivacità sociale, ed è quindi logico che nascano servizi loro dedicati. È di ieri la notizia dell’apertura della filiale milanese (la prima) di Extrabanca, istituto di credito destinato ai cittadini immigrati.

Obiettivi
Come ha sottolineato il presidente e fondatore, Andrea Orlandini, Extrabanca non è una banca etica, bensì una vera e propria banca commerciale privata, anche se contraddistinta da una forte valenza sociale. Il suo obiettivo è quello di divenire un faro per gli oltre 4 milioni di stranieri regolarmente residenti in Italia (pari al 6-7% della popolazione complessiva). Per accedere ai servizi offerti dall’istituto di credito (finanziamenti alle piccole aziende, concessione di mutui immobiliari, credito al consumo e gestione delle rimesse verso i Paesi d’origine ecc.), gli stranieri dovranno dimostrare di essere in possesso del permesso di soggiorno.

Previsioni
I piani di crescita della banca si basano su proiezioni demografiche che vedono crescere senza sosta il numero di stranieri nel nostro Paese: si stima, infatti, che nel 2012 saranno 6,5 milioni i cittadini provenienti da altre parti del mondo (il 10,5% della popolazione). Assecondando tale sviluppo, l’istituto di credito conta di arrivare ad avere una clientela di 85-130mila persone, cui rivolgerà particolare attenzione: siccome si tratterà nella maggior parte dei casi di lavoratori, le filiali rimarranno aperte dalle 9 alle 19 da lunedi’ a sabato e, occasionalmente, anche la domenica. Nel prossimo periodo, Extrabanca punta ad aprire nuove filiali (senza acquisire e riconvertire quelle di alti operatori) in quindici province. Dietro gli sportelli, i clienti troveranno persone provenienti da ogni parte del mondo: sui venti dipendenti attuali, ben il 55% è straniero e proveniente da 11 Paesi diversi.




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