
Lavori in corso a Piazza Vittorio Veneto. Nella sede bergamasca del gruppo Ubi Banca si lavora alacremente al futuro di una delle prime banche italiane e qualche risultato al mercato lo si regala già. L’utile netto del gruppo ha infatti registrato una vera e propria impennata dai 69 milioni di euro del 2008 ai 270,1 milioni di euro di fine 2009.
Sicuramente diversi elementi congiunturali e, per così dire, sistemici influenzano fortemente questi dati, ma è innegabile che un risultato del genere non può che apparire lusinghiero, anche se le diverse operazioni straordinarie compiute dal gruppo rendono di non immediata lettura l’andamento del core business.
Il conto economico della banca guidata da Victor Massiah rivela diverse cose. Il margine di interesse ha subito, come in tutte le banche, il pesante effetto delle attuali condizioni dei mercati e dei tassi d’interesse particolarmente bassi registrando una flessione da 2,99 a 2,49 miliardi di euro. Crescono invece le commissioni nette che passano da 1,18 a 1,13 miliardi di euro.
Nel calcolo del margine di intermediazione della banca si nota che i dividendi e proventi assimilabili sono scesi da 71 a 10,6 milioni di euro: su questo dato pesa come un macigno il venir meno di 55,1 milioni di euro di cedole usualmente elargite da Intesa Sanpaolo. Nella banca guidata da Corrado Passera il gruppo Ubi Banca vanta una partecipazione dell’1,2% che, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe essere messo in vendita nel medio periodo. È un po’ buffo notare che se la concorrente fosse andata meglio e avesse premiato gli azionisti il risultato sul conto economico di Ubi Banca si sarebbe visto.
Va notato che i proventi operativi del gruppo si avvantaggiano di un buon risultato della finanza (risultato netto di negoziazione, copertura, di cessione/riacquisto di attività/passività finanziarie e delle attività/passività valutate al fair value) che nel 2008 era negativo per 242,3 milioni di euro a fine 2009 è positivo per 126,8 milioni di euro.
Come dire che il recupero dei listini azionari si vede, sebbene questi risultati finanziari di Ubi si avvantaggino di 60,5 milioni lordi di plusvalenza ottenuta con l’ops sulle preferred shares e sui titoli lower tier II dello scorso anno. Altre plusvalenze da 37,4 milioni di euro sono derivano dalla cessione del portafoglio attività finanziarie detenute fino a scadenza ritenuto non più strategico. Al riguardo fa bene anche il riapprezzamento del titolo Intesa Sanpaolo.
Fa molto bene anche la gestione assicurativa della banca che si avvantaggia dell’alleanza con Fortis-Bnp Paribas: il risultato della gestione assicurativa triplica a 31 milioni di euro, ma dal prossimo anno la cessione del 50%+1 di Ubi Assicurazioni Danni al partner strategico comporterà il deconsolidamento di queste attività e un apporto solo “pro quota” agli utili. Entro quest’anno la banca conta di perfezionare la partnership con RBC-Dexia nelle attività di Banca Depositaria.
Le manovre più attente sono però rivolte al consolidamento patrimoniale dell’istituto. A fine 2009 il gruppo registra un core tier I ratio al 7,43% (7,09% a fine 2008) e i coefficienti patrimoniali potrebbero guadagnare altri 70 punti base in caso di conversione del prestito convertibile emesso nel luglio 2009 e realizzabile a partire dal gennaio 2011. Per migliorare la qualità del proprio patrimonio il gruppo ha anche lanciato un’ops sugli strumenti ibridi e lower tier II in circolazione.
D’altra parte una adeguata patrimonializzazione e un corretto bilanciamento tra fonti di raccolta e impiego appare necessaria in questo momento. Non solo crescono gli impieghi dell’1,7% a 98 miliardi di euro, ma si attendono criteri di patrimonializzazione più rigidi da Basilea. Senza considerare che la crisi dell’economia reale si sente come si vede dalla crescita delle rettifiche nette di valore per deterioramento dei crediti che passano da 566,2 milioni a 865,2 milioni di euro con un costo del credito che passa dallo 0,59 allo 0,88 per cento. Da sola Burani con la svalutazione di 56,5 milioni di euro che ha comportato alza il costo del credito dallo 0,83 allo 0,88 per cento.
Il peggio in Borsa sembra passato, ma moltissimi prestiti alle imprese sono ancora a rischio e nel frattempo Ubi Banca preferisce attrezzarsi patrimonialmente per ogni evenienza. La ripresa nel 2010 appare ancora al gruppo molto lenta, ma una certa azione di contenimento dei costi già avviata in passato e destinata a continuare dovrebbe permettere di sfruttare al meglio quello che la congiuntura offrirà. Su questo una forte concentrazione sul contatto con i clienti è già in atto come dimostra il progetto Ascolto che prevede 150 mila interviste in un anno per tastare il polso della base clienti e altre iniziative di potenziamento dell’acquisizione clienti.


