
Ritorno all’utile per il Banco Popolare. Nonostante le enormi difficoltà con cui si è confrontato e si confronta il gruppo guidato Pier Francesco Saviotti sembra riuscire a ottenere risultati importanti al termine di un anno decisamente difficile. Molte sfide rimangono all’orizzonte ma il raggiungimento di un utile di 267 milioni di euro contro perdite da 333 milioni registrate nel 2008 è un bel segnale. Gli azionisti vengono premiati con una cedola di 8 centesimi dal forte valore simbolico.
Le masse in un anno sono cresciute notevolmente e questo è un segnale importante del core business del gruppo che merita il giusto rilievo. Gli impieghi lordi del gruppo in un anno sono cresciuti del 6,1% in media a 99,5 miliardi di euro, la raccolta diretta è cresciuta del 5% circa a 105,2 miliardi e quella indiretta del 2,8% a 77,2 miliardi.
Sono da registrare il turnaround della Banca Popolare di Lodi che segna un utile netto a 31 milioni di euro e la forte concentrazione su Italease sulla quale proseguono le trattative per la riduzione del portafoglio “non performing”, ossia per la soluzione dei problemi concentrati nella bad bank.
Non mancano però gli impatti diretti della crisi anche nel bilancio del Banco Popolare che ha registrato una flessione del margine di interesse del 12,8% a 1,99 miliardi di euro e del margine finanziario del 7,6% a 2 miliardi. In calo del 5,8% i proventi operativi mentre gli oneri operativi crescono del 2,7 per cento con un picco delle spese amministrative (al netto del personale) che crescono dell’11% a 746 milioni. La gestione operativa scende complessivamente del 19,7% a quota 1,23 miliardi di euro e bisognerà fare qualcosa, anche se diverse componenti straordinarie influenzano i risultati del gruppo e i bassi tassi d’interesse comprimono il margine finanziario.
Assai rilevante l’impatto dell’acquisizione di Banca Italease. Il patrimonio netto rettificato di pertinenza della banca del leasing, per esempio, è risultato di 416,6 milioni di euro e quindi molto superiore al prezzo pagato per l’acquisto e pari a 225,1 milioni di euro. L’attribuzione del prezzo di acquisto (ppa, purchase price allocation) ha dunque evidenziato una badwill da 191,5 milioni di euro finita direttamente nel conto economico del quarto trimestre del 2009 alla voce altri proventi netti di gestione. Sul risultato netto finanziario il peso di Italease è negativo per 82,4 milioni di euro.
Le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti scendono a 749 milioni di euro (674 senza Italease) contro rettifiche di ben 1,17 miliardi registrate nel 2008: è un dato che stabilizza decisamente il bilancio del gruppo.
Segnali di instabilità vengono invece dalle esposizioni lorde deteriorate (sofferenze, incagli, crediti ristrutturati ed esposizioni scadute) che crescono del 41% a 8,5 miliardi di euro (al netto degli impieghi di Italease). In particolare le sofferenze ammontano a 3 miliardi di euro e gli incagli a 3,9 miliardi. Su basi omogenee l’incidenza delle sofferenze nette sugli impieghi netti si attesta all’1,73% rispetto all’1,22% del 31 dicembre 2008 e l’incidenza degli incagli sugli impieghi netti passa dal 2,87% (dato pro forma di inizio anno) al 3,77%. Tutti numeri che riflettono la crisi dell’economia reale, di aziende e famiglie debitrici.
Un discorso a parte merita anche la patrimonializzazione del gruppo. A fine anno il core tier 1 ratio è pari al 6,2% e comprende il dividendo da 8 centesimi e la remunerazione dei Tremonti bond. Il Banco Popolare conta però di portare al 7,3 per cento il core tier 1 ratio pro forma con diverse operazioni già avviate come l’opa residuale su banca Italease e il conseguente squeeze out, la cessione di Factorit (accordo già sottoscritto) e la eventuale futura conversione del bond soft mandatory già collocato con successo.
A tagliare tutto con l’accetta sembra insomma che il business del gruppo risponda bene alla crisi, ma che la sua patrimonializzazione, nonostante il ricorso a Tremonti bond per 1,45 miliardi di euro, l’emissione del bond convertibile e le annunciate cessioni, resti ancora carente.


