Dopo Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda, tocca all’isola di Cipro finire nella roulette della crisi dell’Euro, e a ben pensarci, poteva capitare prima. Se non fosse altro per il fatto che gli investimenti ciprioti nelle banche greche sono il 130 per cento dell’intero pil del Paese, dove il settore bancario è pari all’ 835 per cento sempre del pil (stime Financial Times). E poi tra Atene e Nicosia in linea d’aria ci sono solo circa mille chilometri, davvero pochi.
Sarà che l’isola di Cipro è piccola o che l’eventuale default di giganti come Spagna e Italia fa ben più paura, ma ci si è accorti del contagio cipriota solo dopo che questa settimana le banche del Paese hanno avuto bisogno di una ricapitalizzazione di due miliardi di euro, una bella cifra a giudicare dalle loro dimensioni. Questo perché le banche cipriote ci hanno rimesso molto nell’affare greco, dove entrambe le big del Paese erano molto esposte. Parliamo niente di meno che della Banca nazionale, a quanto pare vicina al risanamento, e della Laiki, che ha bisogno di un altro miliardo e 800 milioni in cash per sistemare i propri conti.